Glioblastoma: studio italiano mostra un vantaggio di sopravvivenza con regorafenib nelle recidive

REGOMA, uno studio di fase 2, coordinato dall’Istituto Oncologico Veneto (IOV) e condotto presso dieci centri italiani, ha dimostrato un vantaggio significativo di sopravvivenza nei pazienti con glioblastoma recidivato, trattati con regorafenib. Un dato incoraggiante che andrà adesso confermato da uno studio di fase 3, prima di poter proporre il regorafenib come nuovo potenziale trattamento per questa tipologia di pazienti.

27 DIC – Il glioblastoma è il più comune tumore maligno primitivo del cervello negli adulti e il suo trattamento standard prevede la resezione chirurgica seguita da chemioradioterapia concomitante e da chemio adiuvante con temozolomide. Nonostante il trattamento tuttavia, l’aspettativa di vita di questi pazienti è in genere inferiore ai 24 mesi e le recidive inevitabili.
Alla recidiva inoltre non ci sono trattamenti ben definiti (la loro efficacia è comunque scarsa) e la scelta è in genere tra un regime a base di nitrosurea e lomustina (agente alchilante sintetico)
 
Un tumore molto vascolarizzato
Dato che questa forma tumorale è tra le più vascolarizzate in assoluto e presenta un’importante espressione di VEGF e altre citochine proangiogeniche, in grado di stimolare la proliferazione delle cellule endoteliali, negli Usa (ma non in Europa) è stato approvato per il trattamento delle recidive il bevacizumab (un anticorpo che blocca il legame del VEGF-A al recettore VEGFR). Questo farmaco infatti ha mostrato un vantaggio di sopravvivenza libera da malattia (PFS) rispetto ai trattamenti a base di nitrosurea. Il bevacizumab tuttavia, da solo o associato a chemioterapia non è risultato in grado di prolungare la sopravvivenza nel glioblastoma, né in prima, né in seconda linea. In modo analogo, bevacizumab non ha aumentato la sopravvivenza (OS), quando aggiunto a radioterapia e temozolomide in prima linea…Leggi tutto l’articolo